Anonimo ha chiesto: Ciao! Forse ti sembrerà una domanda strana (?) ma che facoltà frequenti a Pisa? E come ti trovi (sia per quanto riguarda l'università che la città)?

Ciao, scusa il ritardo.

Frequento la facoltà di ingegneria. Come mi trovo? Sappi, parere assolutamente personale, che ingegneria a Pisa è uno dei gironi più bassi dell’inferno. Pretendono molto e spesso non ti danno le giuste basi per poter fare un percorso senza avere la sensazione di dover vendere un rene per laurearti. Però non ti spaventare, magari sono io che sono troppo scemo per questa facoltà.

Per quanto riguarda la città. Pisa è a misura d’uomo. La puoi praticamente girare quasi tutta a piedi. È movimentata, piena di studenti, insomma universitaria. È leggermente più cara di altre città della sua stessa grandezza, non troppo. È tendenzialmente degradata, e puzza un po’, però ha anche molti aspetti positivi eh, solo che casomai te li scopri da solo/a! :D

P.s. La via di ingegneria è via Diotisalvi. Fatti due conti.

Precarietà.

Certe volte una sensazione di precarietà mi prende alla gola. Non intesa solo come condizione economica sociale, ma in senso totale. Non so dove andrò a finire, esistono moltissime incertezze nella mia vita, e alcune volte oscurano anche i pochi punti fermi che mi permettono di andare avanti.

Mi sento oppresso, con un forte senso di colpa perché le cose non vanno come voglio, nonostante l’impegno. Mi ripeto continuamente che andrà meglio, che posso ancora fare di più, che alla fine arriverò dove voglio, ma a volte tutto questo non basta.

Dalla vita non ci si può proteggere. La si può ignorare, scansare ma alla fine ti raggiunge sempre, e ti porta un conto salato e l’unica cosa da fare è affrontarla e pagare.

Volevo solo farvi partecipi del fatto che ho trovato il numero 2 di questa splendida opera. Numero 2 che è esaurito e quasi introvabile se non a prezzi astronomici sempre che troviate qualcuno che vuole separarsene.

E niente, giusto che ogni tanto, ma proprio sporadicamente, una botta di culo la ho anche io.

Volevo solo farvi partecipi del fatto che ho trovato il numero 2 di questa splendida opera. Numero 2 che è esaurito e quasi introvabile se non a prezzi astronomici sempre che troviate qualcuno che vuole separarsene.

E niente, giusto che ogni tanto, ma proprio sporadicamente, una botta di culo la ho anche io.

Dalla finestra entra odore di pioggia insieme ad un vento ne troppo caldo ne troppo freddo. Aria di tempesta che lenisce l’animo e attutisce il mondo fuori.

Dalla finestra entra odore di pioggia insieme ad un vento ne troppo caldo ne troppo freddo. Aria di tempesta che lenisce l’animo e attutisce il mondo fuori.

Spoiler.

L’avvento di internet ha modificato completamente la percezione del mondo. Da un momento all’altro si è potuto conoscere qualsiasi cosa, dal numero di abitanti del Bangladesh al colore del prato dell’abitante del civico 31 di sunshine street in Uganda.

Tutto è diventato raggiungibile, e niente completamente sconosciuto, ma ci avete mai pensato che in fondo, internet e le sue numerose applicazione sono il più grande spoiler della vita che esista?

Una volta certe cose non si potevano neanche immaginare, perché non c’erano spunti, indizi per poterlo fare. Ora senza essere mai andati a Barcellona, sappiamo benissimo come sono fatte tutte le sue meraviglie. Non che questo diminuisca la bellezza che si percepisce quando ci si trova davanti ad esse, ma in qualche modo toglie qualcosa che noi non sappiamo neanche bene come definire perché forse non l’abbiamo mai provata. È come lo stupore di un bambino quando scopre le cose, ma più consapevole.

Con internet ci hanno permesso di fare cose incredibili, ma come ogni cosa richiede un prezzo e forse questa volta non ci siamo resi conto tanto bene di quello che abbiamo pagato.

Insensibili.

Uno dei problemi di questo tempo è che alla gente non fa più senso niente. Un bambino morto in guerra, i missili che cadono su una città, un marito che uccide una moglie, un politico che ruba soldi, una rissa allo stadio con morto, un aereo abbattuto, sono tutte cose che ormai sembra scorrino nell’indifferenza più totale. Al massimo ci si spreca con qualche frase di circostanza. Siamo tutti immersi nell’ovatta, fatta da millemila notizie tutte uguali, tute tragiche, che ci hanno saturato a tal punto che non ci toccano quasi più.

Io ho paura di questa insensibilità, perché ci fa sentire invincibili davanti all’orrore e non ci fa riconoscere la sottile linea che ci permette di distinguerci dalle bestie. È come il dolore o la paura che ci proteggono da ciò che può farci male avvertendoci di non fare questo o quello.

La sensibilità è uguale: non è poi così grande la distanza tra ciò che accettabile e ciò che dovremmo fuggire e se non sappiamo più avvertire la differenza, quanto ci vorrà a fare un altro passo nel verso sbagliato?

Il senso del mare.

Va bene la palestra sulla spiaggia, va bene imparare a cucinare le piadine sempre sulla spiaggia, va bene la spiaggetta mini per i bambini, va bene l’happy hours alle 6 del pomeriggio, sono cose belle, interessanti, originali anche, ma, scusatemi se ve lo dico, voi dell’andare a mare non avete capito un cazzo.

Una vita al refresh.

Refresh significa aggiornare, ricaricare. Refreshare è un neologismo di origine anglosassone italianizzato che indica l’azione di premere ripetutamente f5 per aggiornare una pagina di internet.

Ieri sono stato tutto il giorno a refreshare appunto, aspettando che comparissero magicamente i risultati di un mio esame. Mi era stato detto dal professore che sarebbero usciti di lunedì, ma non quando. Io mi sono svegliato presto che già l’ansia mi attanagliava ed ha continuato fino alle 7 di sera, quando finalmente il risultato è uscito decretando la mia bocciatura. L’ho presa quasi bene considerando tutta la sofferenza dell’attesa prolungata.

Tralasciando il fatto che non so più a chi vendere l’anima per passare questi cazzo di esami, ho fatto una considerazione: molti si aspettano dalla vita chissà cosa, semplicemente per il fatto che sono stati concepiti ed esistono su questa terra. Aspettano e refreshano lo stesso identico panorama da anni sperando in un cambiamento magico. È una considerazione banalotta, ma la metafora con l’f5 della tastiera mi piaceva, e poi il fatto che sia banale non vuol dire che non sia veritiera.

Insomma, tornando a me, per rendermi produttivo dopo una giornata di attesa ho fatto il pesto, con le foglie delle nostre piantine di basilico e il pane che è venuto mezzo integrale perché ad un certo punto ho finito la farina normale.

Stare sdraiati a parlare mentre fuori il cielo si tinge di quel colore che vuol dire che siamo alla fine della giornata, mentre dalla finestra entra un leggero venticello. Facciamo un cruciverba, che non c’è niente di male a far finta di essere a mare. E poi a noi piace farli insieme e rimanere in silenzio perché non ci viene la parola giusta. Mi piace batterti sul tempo nel dire la definizione per rubartela, mi piace dirti un brava che sa di presa in giro quando sei tu a dirla prima di me.

Stiamo stesi ancora un po’, che tanto fra poco è buio e dei cruciverba poi non ci importerà più niente.

Stare sdraiati a parlare mentre fuori il cielo si tinge di quel colore che vuol dire che siamo alla fine della giornata, mentre dalla finestra entra un leggero venticello. Facciamo un cruciverba, che non c’è niente di male a far finta di essere a mare. E poi a noi piace farli insieme e rimanere in silenzio perché non ci viene la parola giusta. Mi piace batterti sul tempo nel dire la definizione per rubartela, mi piace dirti un brava che sa di presa in giro quando sei tu a dirla prima di me.

Stiamo stesi ancora un po’, che tanto fra poco è buio e dei cruciverba poi non ci importerà più niente.

Quello che si ottiene in cambio, per aver accompagnato la proprio ragazza all’aeroporto alle sei del mattino.