Afa.

Da piccolo, quando ero da nonna, succedeva che ad un certo orario, ogni giorno credo, passasse il camion con i gelati. Non so come funzionasse, se si fermasse in ogni strada e bussasse ad ogni campanello o ci fosse un qualcosa che richiamasse l’attenzione di tante persone contemporaneamente. Questo camion, non era come quello che si vedono nei film americani, che ti danno il gelato stile “artigianale” (con molte virgolette), ma vendeva i gelati in confezioni come quelle che si comprano ai supermercati.

Crescendo quest’usanza di prendere il gelato da nonna è andata in disuso tanto che mi ero completamente scordato di tutto ciò. Ieri però andando al mare in bici, mi sono imbattuto nello stesso camion, e mi sono ricordato subito della mia infanzia oltre a stupirmi del fatto che ancora funzionasse questo servizio.

Riflettendo succede spesso, che nei paesini il tempo scorra più lentamente, e le cose ci mettano molto più tempo a fare il loro corso, sia positivamente che negativamente. Questo chi va in vacanza in questi luoghi non lo percepisce, chi ci ha sempre vissuto neanche, ma chi come me, ha cambiato spesso luogo per vivere, lo sente sulla pelle, nell’aria che respira e in ciò che vede. Un’atmosfera densa, che si taglia come un panetto di burro, come l’afa di una giornata di agosto con il cielo coperto. Tutto rallenta, e sei come costretto a guardare nel passato e a renderti conto che il camion del gelato passa ancora. 

La chiamavano estate.

Leggo Schopenhauer sotto l’ombrellone perché essenzialmente non ho un cazzo da fare.

"

In un mondo come questo di adesso è difficile pensare che ci sia qualcosa di positivo che ci attende in futuro. Bisogna essere ingenui o grandi sognatori. Io ho smesso. Ho smesso di credere che le cose si mettano nel verso giusto per grazia ricevuta. Adesso credo nel fatto che conquisterò il mondo, e una volta conquistato eliminerò tutte le guerre e tutte le ingiustizie e farò strage di chi mi si oppone, perché sicuramente nel torto.

Io sono il buono e sarò re del mondo.

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— F.S. A.

5 robe su di me.

volevoessereunapizza è stata così gentile da nominarmi. Io sinceramente non so cosa sapete di me, credo niente, o poco però vabbè qualcosa ve la dico.

1) Ho “amato” la stessa bambina/ragazzina dall’asilo alle medie. Non mi ha mai cagato troppo e poi io ho cambiato città e niente, fine dell’amore.

2) Sono nato e ho vissuto a genova, i miei sono di un paesino della calabria (Amantea) in provincia di cosenza dove ho vissuto dalla terza media fino a fine liceo per poi andare a fare l’università a Pisa. Sono senza terra.

3) In camera ho più di 800 fumetti.

4) C’è stato un periodo in cui 1000 sms a settimana non mi bastavano. Li finivo prima.

5) Non ho mai avuto una ragazza che fosse più piccola di me, al massimo coetanee.

Come al solito non so chi nominare.

Ciau.

Dicono che sono circondato.

Anonimo ha chiesto: Ciao! Forse ti sembrerà una domanda strana (?) ma che facoltà frequenti a Pisa? E come ti trovi (sia per quanto riguarda l'università che la città)?

Ciao, scusa il ritardo.

Frequento la facoltà di ingegneria. Come mi trovo? Sappi, parere assolutamente personale, che ingegneria a Pisa è uno dei gironi più bassi dell’inferno. Pretendono molto e spesso non ti danno le giuste basi per poter fare un percorso senza avere la sensazione di dover vendere un rene per laurearti. Però non ti spaventare, magari sono io che sono troppo scemo per questa facoltà.

Per quanto riguarda la città. Pisa è a misura d’uomo. La puoi praticamente girare quasi tutta a piedi. È movimentata, piena di studenti, insomma universitaria. È leggermente più cara di altre città della sua stessa grandezza, non troppo. È tendenzialmente degradata, e puzza un po’, però ha anche molti aspetti positivi eh, solo che casomai te li scopri da solo/a! :D

P.s. La via di ingegneria è via Diotisalvi. Fatti due conti.

Precarietà.

Certe volte una sensazione di precarietà mi prende alla gola. Non intesa solo come condizione economica sociale, ma in senso totale. Non so dove andrò a finire, esistono moltissime incertezze nella mia vita, e alcune volte oscurano anche i pochi punti fermi che mi permettono di andare avanti.

Mi sento oppresso, con un forte senso di colpa perché le cose non vanno come voglio, nonostante l’impegno. Mi ripeto continuamente che andrà meglio, che posso ancora fare di più, che alla fine arriverò dove voglio, ma a volte tutto questo non basta.

Dalla vita non ci si può proteggere. La si può ignorare, scansare ma alla fine ti raggiunge sempre, e ti porta un conto salato e l’unica cosa da fare è affrontarla e pagare.

Volevo solo farvi partecipi del fatto che ho trovato il numero 2 di questa splendida opera. Numero 2 che è esaurito e quasi introvabile se non a prezzi astronomici sempre che troviate qualcuno che vuole separarsene.

E niente, giusto che ogni tanto, ma proprio sporadicamente, una botta di culo la ho anche io.

Volevo solo farvi partecipi del fatto che ho trovato il numero 2 di questa splendida opera. Numero 2 che è esaurito e quasi introvabile se non a prezzi astronomici sempre che troviate qualcuno che vuole separarsene.

E niente, giusto che ogni tanto, ma proprio sporadicamente, una botta di culo la ho anche io.

Dalla finestra entra odore di pioggia insieme ad un vento ne troppo caldo ne troppo freddo. Aria di tempesta che lenisce l’animo e attutisce il mondo fuori.

Dalla finestra entra odore di pioggia insieme ad un vento ne troppo caldo ne troppo freddo. Aria di tempesta che lenisce l’animo e attutisce il mondo fuori.

Spoiler.

L’avvento di internet ha modificato completamente la percezione del mondo. Da un momento all’altro si è potuto conoscere qualsiasi cosa, dal numero di abitanti del Bangladesh al colore del prato dell’abitante del civico 31 di sunshine street in Uganda.

Tutto è diventato raggiungibile, e niente completamente sconosciuto, ma ci avete mai pensato che in fondo, internet e le sue numerose applicazione sono il più grande spoiler della vita che esista?

Una volta certe cose non si potevano neanche immaginare, perché non c’erano spunti, indizi per poterlo fare. Ora senza essere mai andati a Barcellona, sappiamo benissimo come sono fatte tutte le sue meraviglie. Non che questo diminuisca la bellezza che si percepisce quando ci si trova davanti ad esse, ma in qualche modo toglie qualcosa che noi non sappiamo neanche bene come definire perché forse non l’abbiamo mai provata. È come lo stupore di un bambino quando scopre le cose, ma più consapevole.

Con internet ci hanno permesso di fare cose incredibili, ma come ogni cosa richiede un prezzo e forse questa volta non ci siamo resi conto tanto bene di quello che abbiamo pagato.