Volevo solo farvi partecipi del fatto che ho trovato il numero 2 di questa splendida opera. Numero 2 che è esaurito e quasi introvabile se non a prezzi astronomici sempre che troviate qualcuno che vuole separarsene.

E niente, giusto che ogni tanto, ma proprio sporadicamente, una botta di culo la ho anche io.

Volevo solo farvi partecipi del fatto che ho trovato il numero 2 di questa splendida opera. Numero 2 che è esaurito e quasi introvabile se non a prezzi astronomici sempre che troviate qualcuno che vuole separarsene.

E niente, giusto che ogni tanto, ma proprio sporadicamente, una botta di culo la ho anche io.

Dalla finestra entra odore di pioggia insieme ad un vento ne troppo caldo ne troppo freddo. Aria di tempesta che lenisce l’animo e attutisce il mondo fuori.

Dalla finestra entra odore di pioggia insieme ad un vento ne troppo caldo ne troppo freddo. Aria di tempesta che lenisce l’animo e attutisce il mondo fuori.

Spoiler.

L’avvento di internet ha modificato completamente la percezione del mondo. Da un momento all’altro si è potuto conoscere qualsiasi cosa, dal numero di abitanti del Bangladesh al colore del prato dell’abitante del civico 31 di sunshine street in Uganda.

Tutto è diventato raggiungibile, e niente completamente sconosciuto, ma ci avete mai pensato che in fondo, internet e le sue numerose applicazione sono il più grande spoiler della vita che esista?

Una volta certe cose non si potevano neanche immaginare, perché non c’erano spunti, indizi per poterlo fare. Ora senza essere mai andati a Barcellona, sappiamo benissimo come sono fatte tutte le sue meraviglie. Non che questo diminuisca la bellezza che si percepisce quando ci si trova davanti ad esse, ma in qualche modo toglie qualcosa che noi non sappiamo neanche bene come definire perché forse non l’abbiamo mai provata. È come lo stupore di un bambino quando scopre le cose, ma più consapevole.

Con internet ci hanno permesso di fare cose incredibili, ma come ogni cosa richiede un prezzo e forse questa volta non ci siamo resi conto tanto bene di quello che abbiamo pagato.

Insensibili.

Uno dei problemi di questo tempo è che alla gente non fa più senso niente. Un bambino morto in guerra, i missili che cadono su una città, un marito che uccide una moglie, un politico che ruba soldi, una rissa allo stadio con morto, un aereo abbattuto, sono tutte cose che ormai sembra scorrino nell’indifferenza più totale. Al massimo ci si spreca con qualche frase di circostanza. Siamo tutti immersi nell’ovatta, fatta da millemila notizie tutte uguali, tute tragiche, che ci hanno saturato a tal punto che non ci toccano quasi più.

Io ho paura di questa insensibilità, perché ci fa sentire invincibili davanti all’orrore e non ci fa riconoscere la sottile linea che ci permette di distinguerci dalle bestie. È come il dolore o la paura che ci proteggono da ciò che può farci male avvertendoci di non fare questo o quello.

La sensibilità è uguale: non è poi così grande la distanza tra ciò che accettabile e ciò che dovremmo fuggire e se non sappiamo più avvertire la differenza, quanto ci vorrà a fare un altro passo nel verso sbagliato?

Il senso del mare.

Va bene la palestra sulla spiaggia, va bene imparare a cucinare le piadine sempre sulla spiaggia, va bene la spiaggetta mini per i bambini, va bene l’happy hours alle 6 del pomeriggio, sono cose belle, interessanti, originali anche, ma, scusatemi se ve lo dico, voi dell’andare a mare non avete capito un cazzo.

Una vita al refresh.

Refresh significa aggiornare, ricaricare. Refreshare è un neologismo di origine anglosassone italianizzato che indica l’azione di premere ripetutamente f5 per aggiornare una pagina di internet.

Ieri sono stato tutto il giorno a refreshare appunto, aspettando che comparissero magicamente i risultati di un mio esame. Mi era stato detto dal professore che sarebbero usciti di lunedì, ma non quando. Io mi sono svegliato presto che già l’ansia mi attanagliava ed ha continuato fino alle 7 di sera, quando finalmente il risultato è uscito decretando la mia bocciatura. L’ho presa quasi bene considerando tutta la sofferenza dell’attesa prolungata.

Tralasciando il fatto che non so più a chi vendere l’anima per passare questi cazzo di esami, ho fatto una considerazione: molti si aspettano dalla vita chissà cosa, semplicemente per il fatto che sono stati concepiti ed esistono su questa terra. Aspettano e refreshano lo stesso identico panorama da anni sperando in un cambiamento magico. È una considerazione banalotta, ma la metafora con l’f5 della tastiera mi piaceva, e poi il fatto che sia banale non vuol dire che non sia veritiera.

Insomma, tornando a me, per rendermi produttivo dopo una giornata di attesa ho fatto il pesto, con le foglie delle nostre piantine di basilico e il pane che è venuto mezzo integrale perché ad un certo punto ho finito la farina normale.

Stare sdraiati a parlare mentre fuori il cielo si tinge di quel colore che vuol dire che siamo alla fine della giornata, mentre dalla finestra entra un leggero venticello. Facciamo un cruciverba, che non c’è niente di male a far finta di essere a mare. E poi a noi piace farli insieme e rimanere in silenzio perché non ci viene la parola giusta. Mi piace batterti sul tempo nel dire la definizione per rubartela, mi piace dirti un brava che sa di presa in giro quando sei tu a dirla prima di me.

Stiamo stesi ancora un po’, che tanto fra poco è buio e dei cruciverba poi non ci importerà più niente.

Stare sdraiati a parlare mentre fuori il cielo si tinge di quel colore che vuol dire che siamo alla fine della giornata, mentre dalla finestra entra un leggero venticello. Facciamo un cruciverba, che non c’è niente di male a far finta di essere a mare. E poi a noi piace farli insieme e rimanere in silenzio perché non ci viene la parola giusta. Mi piace batterti sul tempo nel dire la definizione per rubartela, mi piace dirti un brava che sa di presa in giro quando sei tu a dirla prima di me.

Stiamo stesi ancora un po’, che tanto fra poco è buio e dei cruciverba poi non ci importerà più niente.

Quello che si ottiene in cambio, per aver accompagnato la proprio ragazza all’aeroporto alle sei del mattino.

Pioggia d’estate.

Lontani ruggiti del cielo,

ovattati si intromettono nel sonno.

Luce mesta accarezza le palpebre,

aria fresca si posa sulla pelle.

Sogni scordati prima di immaginarli,

bagnati dalla pioggia,

che scaccia l’ardore di pensieri afosi.

Desideri bagnati di malizia,

sfiorati da mani docili come lenzuola.

Pioggia d’estate, 

profumo di tregua,

impeto violento,

lenta e placata sensualità,

di ciò che passa e non si ferma.

Tregua, non pace,

ancora sogno, non realtà.

L’alta moda vista da un uomo.

Ogni tanto ritornato. Alcuni precetti assolutamente impossibili da non seguire per non farsi additare come persona inabile nel vestirsi. Così inizia un lungo elenco di cosa da non fare: mai mettere quadri e righe insieme, i pois viola sul giallo sono un pungo nell’occhio, i capi zebrati e leopardati è meglio se li lasci nell’armadio con gli scheletri.

Ogni tanto poi si inventano un capo nuovo e allora arrivano altre regole, a volte devo dire di difficile interpretazione. Caso di risalto mediatico, con varie fazioni che rivendicano la genesi regolamentare sull’investitura è il leggings. Mito narra che esso sia in indumento da accostare su maglie lunghe in quanto non utilizzabile come semplice pantalone per il suo spessore esiguo e la sua aderenza che rivela ed in aggiunta esalta troppo le forme, rendendole non più solo immaginabili ma evidenti anche all’occhio inesperto. La massa ignora il mito, l’uomo ringrazia.

Veniamo però alla questione più spinosa, chi può indossare i leggings. Secondo il mito ignorato, tutti. A quanto sappiamo, tramandato per via orale, da madre in figlia, da amica ad amica, da dipendente a capo, da femmina a maschio, sono molto comodi e versatili. Insomma si possono usare in casa, in palestra, per uscire, per andare a fare la spesa, per cucinare,e altre mille attività che possono piacere ad un qualsiasi soggetto. Tuttavia il loro utilizzo è degenere e allora arrivano regole più o meno denigranti sul loro utilizzo.

C’è chi dice che sopra una certa taglia non si possono mettere, chi che li possono mettere tutti sempre, chi che alcuni proprio no, che orrore e altri che cambiano capo d’abbigliamento che si sono rotti le scatole.

Io dico che bisogna tenere a mente l’umorismo pirandelliano e l’avvertimento del contrario che fa scaturire il comico. Partendo dal presupposto che stai usando il leggings in maniera sbagliata a prescindere da tutto, se sei abbondantemente in carne indossarlo come fosse un pantalone non è proprio una scelta saggia, come non lo è per la secca come un palo della luce che non riesce neanche a riempirlo. Una maglia lunga sistema tutto ed è esattamente l’utilizzo adeguato dell’indumento. Se tale capo poi è semitrasparente allora puoi avere anche il culo di Jennifer Lopez, ma se sotto hai una mutanda bianca che si vede, c’è qualcosa da rivedere nella scelta.

Tenendo da parte tutto questo però, la signora su cui il nostro caro Pirandello speculava, ci andava comunque in giro tutta truccata e vestita come una ragazzina e Pirandello manco sapeva chi fosse. Il punto è che anche se sei Pirandello, il tuo giudizio conta singolo e perciò niente, quindi ognuno si veste come gli pare e c’è chi avvertirà il comico e chi l’umorismo e gli altre se ne fregheranno.

Solo una cosa è veramente deprecabile in tutto questo ed è il maschio che mette i leggings, quello si, altro che comico, umoristico, grasso, magro, gay o etero, quello una spranga sui denti se la merita tutta.